L’Estate italiana si allunga e le notti diventano sempre più calde. Secondo il rapporto Le trasformazioni dell’Italia. L’ambiente e l’energia pubblicato dall’Istat, nel periodo 2006-2023 le notti tropicali (con temperatura minima sopra i 20°C) sono aumentate in media di 11 unità all’anno nei 21 capoluoghi di regione, passando da 38 a 49 rispetto alla media climatica 1981-2010. Un incremento del 29% che rende sempre più difficile trovare ristoro notturno durante le ondate di calore.
Giorni estivi e temperature in crescita
Non solo notti: anche i giorni con temperatura massima superiore ai 25°C sono aumentati, da 101 a 114 all’anno. L’Istat definisce queste giornate come “giorni estivi” e il loro incremento indica un allungamento della stagione calda di quasi due settimane. Il 2024 conferma la tendenza: rispetto alla media 1991-2020, le temperature al suolo in Italia sono state più alte di 1,3°C, contro lo 0,7°C globale e l’1,5°C europeo. La direzione del cambiamento è chiara, nonostante le oscillazioni annuali.
Roma si scalda più delle altre capitali
Particolarmente significativo il dato della stazione meteorologica del Collegio Romano a Roma: la temperatura media è aumentata di circa 3°C dall’inizio degli anni Ottanta a oggi, un grado in più rispetto a Berlino, Madrid e Parigi (che registrano un aumento di circa 2°C). L’accelerazione più forte si è verificata negli ultimi quindici anni, complice l’effetto isola di calore urbana che amplifica il riscaldamento globale in contesti densamente costruiti e con scarsa vegetazione.
Mari italiani più caldi, fiumi più magri
Il riscaldamento non riguarda solo l’aria: tra il 1940 e il 2025 la temperatura media del mar Tirreno e dell’Adriatico è aumentata di oltre 1°C, con una velocità doppia rispetto alla media globale. Un mare più Caldo trasferisce più energia all’atmosfera, prolungando le condizioni favorevoli alle temperature elevate lungo le coste. Parallelamente, i principali fiumi italiani mostrano una contrazione dei deflussi estivi: il Tevere e l’Arno hanno perso portata dagli anni Ottanta, mentre il Po, pur regolato dai laghi prealpini, ha registrato magre sempre più severe, culminate nella crisi idrica del 2022. L’aumento della domanda idrica di città e Agricoltura si scontra con una minore disponibilità d’acqua proprio nei mesi più caldi.
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Le emissioni italiane di gas serra sono diminuite di quasi il 30% dal 1990 al 2024, grazie a efficienza energetica e rinnovabili. Ma il Clima risponde alla concentrazione globale accumulata: il caldo già incorporato nel sistema non scompare con la sola riduzione nazionale. Il rapporto Istat disegna un quadro in cui l’Italia, con le sue città, i suoi mari e i suoi fiumi, sta vivendo una trasformazione climatica accelerata, con impatti sempre più tangibili sulla vita quotidiana.





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