Dopo una serie di tragici incidenti mortali nelle piscine italiane, la politica accelera sulla sicurezza. Un emendamento bipartisan al decreto legge Sport, presentato dalla commissione Cultura della Camera e sostenuto da tutti i gruppi parlamentari, introduce una stretta sui bocchettoni di aspirazione: gli impianti non conformi agli standard previsti dalla legge dovranno essere chiusi. Il testo, già portato in Aula e accantonato, è atteso al voto nelle prossime settimane. La misura arriva dopo settimane drammatiche che hanno riportato sotto i riflettori un pericolo spesso invisibile: il risucchio generato dagli impianti di aspirazione.
I casi che hanno scosso l’opinione pubblica
Tra i casi più recenti, quello di Alice, 11 anni, rimasta incastrata con i capelli nel bocchettone di una Piscina a Sestri Levante e morta dopo due giorni di agonia. La procura indaga per omicidio colposo. Pochi giorni dopo, una bambina di 4 anni ha perso la vita nella piscina di un hotel a Milano Marittima. A luglio, nel Trevigiano, un’altra bambina era rimasta incastrata con una gamba nella pompa di ricircolo, riuscendo a salvarsi solo grazie all’intervento che ha permesso di spegnere l’impianto. Ad Aprile, invece, Matteo, 12 anni, era morto nel riminese dopo essere rimasto intrappolato sott’acqua. Secondo i dati dell’Istituto superiore di Sanità, dal 2022 le vittime di incidenti nelle piscine italiane sono state 75, oltre la metà delle quali erano bambini sotto i 12 anni.
Cosa prevede l’emendamento
L’obiettivo della nuova norma è garantire che tutti gli impianti – pubblici, privati, aperti al pubblico o collettivi – siano dotati di sistemi di aspirazione sicuri, con griglie integre e conformi alla normativa. Come hanno sottolineato diversi parlamentari, il risucchio può coinvolgere non solo i capelli, ma anche altre parti del corpo, soprattutto nei bambini, che hanno una struttura fisica più fragile e una minore capacità di reagire. Secondo la proposta, la verifica della conformità diventerà una responsabilità concreta per proprietari e gestori prima dell’utilizzo della piscina.
Il ddl piscine ancora fermo
L’emendamento rappresenta però solo un primo intervento. Da tempo si attende una riforma più ampia del settore: il cosiddetto ddl piscine, un testo che punta a uniformare regole, controlli e requisiti di sicurezza oggi frammentati tra diverse normative regionali. Questo disegno di legge, però, è ancora fermo in Parlamento. Un vero paradosso considerando che proprio la sicurezza degli impianti è diventata una questione sempre più urgente. Le associazioni di categoria e i familiari delle vittime chiedono che il provvedimento venga calendarizzato al più presto, per evitare che altre tragedie si ripetano.
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In attesa di una legge organica, l’emendamento in esame rappresenta un primo passo concreto. Se approvato, imporrà ai gestori di adeguare gli impianti esistenti entro termini brevi, pena la chiusura. I cittadini sono invitati a segnalare eventuali situazioni di pericolo alle autorità competenti. La sicurezza in piscina non è solo una questione di norme, ma di responsabilità collettiva: controllare che le griglie siano integre e che i sistemi di aspirazione siano a norma può salvare vite.





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