Sei beluga del Marineland di Niagara Falls hanno evitato l’eutanasia, ma il loro futuro resta in una vasca. Il maxi trasferimento verso acquari statunitensi è iniziato, suscitando sollievo per la sopravvivenza ma anche critiche per la mancata liberazione in santuari naturali. L’operazione, definita senza precedenti per dimensioni e complessità, coinvolge trenta esemplari e quattro delfini, destinati a strutture in Nord America e Spagna.
L’operazione di salvataggio: tappe e protagonisti
Il primo gruppo di beluga – Sierra, Acadia, Osiris, Lillooet, Bertie Botts e Frankie – è stato prelevato dalle vasche canadesi, caricato su camion e trasportato all’aeroporto di Toronto. Da lì, voli dedicati hanno portato i primi quattro al Shedd Aquarium di Chicago, mentre gli ultimi due sono arrivati al SeaWorld di San Antonio. Il legale della struttura Andrew Burns e la ministra canadese della Pesca Joanne Thompson hanno confermato l’avvio del piano, coordinato dall’Association of Zoos and Aquariums. La veterinaria Karisa Tang e il portavoce Johnny Ford hanno accolto gli animali a Chicago, mentre Chris Dold e Steve Aibel hanno supervisionato l’arrivo a San Antonio.
Perché il trasferimento: la minaccia dell’eutanasia
La decisione di trasferire i cetacei è stata presa dopo che il governo federale canadese ha negato l’esportazione verso la Cina. Senza fondi sufficienti per mantenere gli animali, il Marineland aveva minacciato la soppressione. Il maxi trasferimento ha evitato questo epilogo, ma secondo gli attivisti non risolve il problema di fondo: gli animali restano confinati in bacini artificiali, lontani dalla libertà degli oceani. La scienziata Naomi Rose dell’Animal Welfare Institute ha avvertito sui rischi dello stress del viaggio per questi grandi mammiferi.
Il futuro degli altri beluga e dei delfini
I restanti ventiquattro beluga e quattro delfini ancora in Ontario seguiranno lo stesso percorso nelle prossime settimane. Alcuni esemplari sono destinati all’Oceanografic Valencia, in Spagna. Il sindaco di Niagara Falls Jim Diodati e l’ex addestratrice Kristy Burgess hanno espresso sollievo per la riuscita delle prime fasi, ma le associazioni animaliste denunciano che si tratta solo di uno spostamento tra strutture commerciali. L’Animal Justice ha sottolineato che la riproduzione in cattività è illegale, eppure gli animali continueranno a essere esposti come attrazioni.
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In conclusione, il maxi trasferimento dei beluga del Marineland rappresenta un salvataggio dall’eutanasia, ma non una vera liberazione. Gli animali cambieranno vasca, non habitat. La comunità scientifica e animalista resta divisa: da un lato la sopravvivenza garantita, dall’altro la perpetuazione di un sistema che sfrutta i cetacei per l’intrattenimento. Mentre i primi sei beluga si adattano alle nuove vasche, il dibattito etico sulla detenzione di animali marini è più acceso che mai.
Fonte immagine: GreenMe




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